Qual è, quindi, l’alimentazione corretta per i nostri occhi?
- L’acqua - bere molto e sempre, almeno 2 litri al giorno. L’occhio e tutto l’apparato visivo risente positivamente della buona idratazione, sia per il benessere della superficie esterna, per ciò che riguarda la lubrificazione e la corretta lacrimazione di base, che per la parte interna, e mi riferisco in particolare al vitreo ed alla retina.
- Le vitamine - A B C E - sono presenti nell’olio di oliva e in tutti i vegetali commestibili, nella frutta, specie quella colorata e ricca di antiossidanti, negli agrumi, nelle carote e poi ancora nei peperoni, pomodori, insalate, cavoli, rape verdi, broccoli e verdura a foglia verde come gli spinaci, ricchi di antiossidanti come la luteina e la zeaxantina.
- Zinco, rame e selenio - Oligoelementi con capacità antiossidante presenti nella carne, nel latte, nelle uova e nella frutta secca, immancabile quest’ultima in una dieta ambiziosa per sani principi alimentari.
- La vitamina D - è una vitamina strategica nella prevenzione di molte malattie oculari, come la temibile degenerazione maculare legata all’età. La vitamina D si trova nelle uova, nel pesce azzurro, nel riso, nei legumi e nel cacao.
- Acidi grassi poliinsaturi e Omega3 - li troviamo nel pesce azzurro, meno nobile, più economico ma più ricco di antinfiammatori naturali.
- La fibra e il microbiota. La fibra è abbondantemente presente in tutti i vegetali e dev’essere integrata nell’alimentazione fin dalla più giovane età. L’organismo umano non possiede gli enzimi per digerire le fibre che introduciamo attraverso l’alimentazione e quindi queste ultime, durante il loro passaggio nel tubo digerente, non sono soggette né alla digestione né all’assorbimento, restando inalterate fino alla fine del loro percorso nell’apparato intestinale.
All’interno dell’intestino, però, si attiva la funzione benefica della fibra, che viene attaccata e digerita parzialmente dai microrganismi e dai batteri che compongono il microbiota intestinale, producendo dei composti benefici per le cellule del colon e per l’intero organismo: gli acidi grassi a catena corta (butirrato, proprionato e acetato). Per questa sua nobile funzione la fibra, nel suo specifico ruolo di nutrimento per il microbiota intestinale, è considerata una "sostanza prebiotica". L’azione degli acidi grassi a catena corta è al centro degli effetti metabolici del microbiota intestinale sull’organismo.
Questi composti, altamente benefici, determinano, infatti, una modifica della chimica intestinale, la quale produce una selezione della popolazione microbica prevenendo la crescita di microrganismi potenzialmente patogeni come, ad esempio, l’Escherichia Coli ed alcuni miceti. Gli acidi grassi a catena corta, inoltre, hanno dimostrato di avere un ruolo anche nella riduzione delle citochine, che sono le scintille che accendono l’infiammazione; capacità antinfiammatoria, questa, che produce tra l’altro effetti immunomodulatori.