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Vitamina D, nutrizione per le nostre ossa.

Nel 1919 si osservò che le condizioni dei bambini rachitici miglioravano se questi venivano esposti ai raggi solari. La prosecuzione degli studi portò, nel 1930, a identificare esattamente il composto responsabile della salute delle ossa: la vitamina D

In natura la vitamina D è disponibile nelle varianti D2 (ergocalciferolo) e D3 (colecalciferolo). Quest’ultima, in particolare, è quella presente in maggiore quantità nell’organismo umano e viene sintetizzata nella cute, per azione dei raggi ultravioletti della luce solare, dal 7 - deidrocolesterolo, un precursore del colesterolo. 
I fattori in grado di influenzare la sintesi della Vitamina D3 sono le caratteristiche genetiche dell'individuo (ad es. sesso e fototipo) nonché i fattori ambientali e comportamentali (attività fisica, tempo di esposizione alla luce solare, stagione, inquinamento, utilizzo di filtri solari sintetici). 
La principale fonte alimentare di Vitamina D3 è costituita dai prodotti animali, in particolar modo pesci d’acqua salata come l’aringa, il salmone, le sardine e gli olii di fegato di pesce. Inoltre, in piccole quantità, si trova anche nel latte, nei formaggi, nel burro e nel tuorlo d’uovo.

La vitamina D3 svolge un ruolo fondamentale per il metabolismo del Calcio e del Fosforo, quindi stimola i processi di mineralizzazione ossea e il riassorbimento a livello renale del calcio; favorisce, inoltre, la sintesi di proteine muscolari. Lo stato vitaminico può essere valutato misurando la sua concentrazione con un semplice prelievo del sangue.
In generale la carenza di vitamina D3 è determinata da una ridotta esposizione alla luce solare e/o da un diminuito assorbimento intestinale della vitamina e/o da un’inadeguata assunzione con la dieta. 

Ad oggi non esiste accordo circa la concentrazione sierica di vitamina D3 da considerarsi come livello soglia di sicurezza. In Italia, le “Linee Guida per il trattamento dell'ipovitaminosi D della Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo minerale e della Malattie dello Scheletro” (SIOMMMS) individuano un livello soglia prudenziale di 30 ng/mL.   
Il deficit severo di vitamina D3, con livelli sierici inferiori a 6 ng/mL, si associa ad un difetto di mineralizzazione ossea con rachitismo nei bambini e osteomalacia (fragilità ossea) ed osteoporosi negli adulti.

L’assunzione di vitamina D3 assume diversa rilevanza nelle varie fasi della vita per cui, mentre durante l’infanzia, la pubertà e l’adolescenza un’alimentazione equilibrata con un giusto introito di vitamina D favorisce lo sviluppo e il consolidamento dello scheletro, che raggiunge le sue dimensioni e la densità minerale massimale intorno ai 25 anni, nell’età adulta, invece, in particolar modo nelle donne dalla menopausa e nella popolazione anziana, la carenza di vitamina D3 potrebbe provocare una bassa densità minerale ed il deterioramento della micro-architettura del tessuto osseo, sino all’insorgenza di osteoporosi con aumento della fragilità ossea e conseguente incremento del rischio di frattura per effetto di traumi anche minimi. Ciò posto, nei soggetti in cui non sia possibile raggiungere un adeguato livello della vitamina D3 e quando attraverso la dieta non si riesca a compensare, è possibile procedere ad un’integrazione vitaminica attraverso la prescrizione di integratori da assumere durante i pasti poiché la vitamina D, liposolubile, avrà una maggiore biodisponibilità e assorbimento a livello intestinale quando assunta insieme ad altre sostanze liposolubili, come i grassi contenuti negli alimenti.
 
Dott.ssa Linda Leone
Biologa Nutrizionista
U.S.I. Pietralata - Via dei Durantini, 362
 

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