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Ecocardiogramma transesofageo: cos'è, quando farlo e perché.

Ecocardiogramma transesofageo: cos'è, quando farlo e perché.

29/09/2018

L’ecocardiogramma transesofageo è una metodica che utilizza gli ultrasuoni prodotti da una sonda con caratteristiche particolari molto simile allo strumento utilizzato per la esofagogastroduodenoscopia con la differenza che la testa dello strumento non è costituita da una telecamera ma appunto da una sonda ad ultrasuoni di tipo circolare che, posta nell’esofago, consente l’esecuzione di uno studio morfologico e funzionale del cuore da un diverso punto di osservazione. Viene richiesto in tutti quei casi in cui l’ecocardiogramma transtoracico non risulta dirimente nel risolvere un quesito diagnostico. 
Ciò può accadere per la presenza di una finestra acustica transtoracica di scadente qualità (ad esempio nei pazienti enfisematosi) e/o in caso di presenza di strutture metalliche artificiali (si pensi alle protesi valvolari meccaniche) che creano riverberi ed artefatti di immagine. 

Rappresenta l’esame gold standard per l’analisi della morfologia del setto interatriale, richiesto dai Neurologi per la valutazione della presenza o meno di un PFO (Forame Ovale Pervio) o di un DIA (Difetto Interatriale), tra le principali cause di TIA (attacco Ischemico Transitorio) nei giovani e nei praticanti  attività subacquee. In questi casi appunto, si rende  necessario ricorrere ad un diverso punto di esplorazione adoperando una sonda ecocardiografica che è in grado di visualizzare le strutture posteriori del cuore  attraverso l’esofago (il tratto dell’apparato digerente che collega la bocca con lo stomaco passando dietro al cuore).
 
Come viene eseguito?

L’ecocardiogramma transesofageo è molto simile dal punto di vista tecnico ad una gastroscopia. Viene eseguito attraverso l’uso di una sonda (trasduttore) applicata ad un gastroscopio modificato e collegata ad un ecografo, una macchina in grado di elaborare e rappresentare immagini.  Con questa metodica, però, il paziente deve sopportare il disagio dell’introduzione della sonda ecocardiografica attraverso l’orofaringe e della permanenza della stessa nell’esofago per alcuni minuti. 

Per eseguire l’ecocardiogramma transesofageo il paziente viene disteso sul lettino, sul fianco sinistro con il busto ed il collo leggermente flessi come per guardarsi le gambe. Vengono rimosse eventuali protesi dentarie, viene collegato al paziente un monitoraggio elettrocardiografico continuo e viene applicato un accesso venoso periferico per somministrare farmaci in caso di necessità. 
L’operatore, dopo aver inserito tra i denti un boccaglio per non danneggiare la sonda, procede nell’avanzare delicatamente la sonda stessa attraverso l’orofaringe chiedendo al paziente collaborazione nell’atto di deglutizione. Per quanto possa essere fastidiosa questa manovra, al punto da poter evocare il riflesso del vomito o della tosse, è bene informare il paziente che la funzione respiratoria non sarà mai compromessa visto che per l’esecuzione dell’esame viene adoperato solo il canale digerente. 
Per rendere meno fastidioso l’esame preferiamo eseguire un’anestesia locale dell’orofaringe con un anestetico locale (lidocaina) sotto forma di spray o, in taluni casi, può essere necessaria la somministrazione di un ansiolitico o di un antispastico per via endovenosa. 

La durata dell’esame dipende dal quesito diagnostico e soprattutto dalla collaborazione del paziente ma, comunque, è dell’ordine di pochi minuti. Durante l’esame si monitorizzano costantemente la frequenza cardiaca e l’ECG e al bisogno la pressione arteriosa e la saturazione di ossigeno. In caso di incapacità del paziente ad adattarsi alla sonda, l’esame viene immediatamente interrotto. Le percentuali di insuccesso tecnico sono molto basse (1-4% a seconda delle casistiche). Anche questa metodica ha ricevuto un notevole impulso con la applicazione della tecnologia 3D negli ecografi di ultima generazione, e la possibilità di ottenere immagini particolarmente utili soprattutto per lo studio tridimensionale degli apparati valvolari.
 
Dr. Fulvio Borzillo 

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